MASTER AVANZATO DI COACHING INCONSCIO APPLICATO
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Empatia, Calibrazione, Rapport, Matching & Mirroring


Come si crea l’empatia? Come ci si connette con le persone? Parliamo di Rizzolati e i suoi neuroni specchio, parliamo di calibrazione, di Rapport con le persone e della tecnica Matching & Mirroring. Questa è una lezione importante perché ci permette di parlare di relazioni di amicizia, di crescita.

Empatia
L’empatia è la capacità di mettersi in sintonia con un’altra persona. È uno stato di Rapport profondo. Deriva dal greco empateia che descriveva il rapporto che si instaurava tra l’attore o cantante e il pubblico. Una nozione che recentemente è stata legata al concetto di empatia è la scoperta, da parte dell’italiano Giacomo Rizzolati, dei neuroni specchio.

Giacomo Rizzolati ha fornito la prova scientifica che emulare, modellare, fare matching verso altri ci permette di comprendere le loro emozioni ed entrare nella loro sfera emotiva. I neuroni specchio sono coinvolti sia quando si agisce e si modella il comportamento altrui, sia semplicemente quando lo si osserva.

Calibrazione
Calibrare significa regolare l’accuratezza di uno strumento. In PNL, e in comunicazione in generale, calibrare è rendere coerenti verbale e non verbale nella consegna di un messaggio, oppure rendere coerente la propria comunicazione con quella di uno o altri partecipanti in uno scambio comunicativo.

Per un coach o per un buon comunicatore, la calibrazione è essenziale per “leggere” le reazioni inconsce di un’altra persona, cioè a capire le risposte non verbali, durante una conversazione, e valutare in contemporanea se sono quelle attese o, in caso contrario, “calibrarsi” per migliorare la risposta, in una continua danza di calibrazione con l’interlocutore.

La calibrazione è una capacità fondamentale per un coach, un docente, un terapeuta e qualsiasi comunicatore. Senza di essa non potrebbe essere messo in pratica il presupposto: «Se quello che sto facendo non funziona provo qualcos’altro».

Milton Erickson era maestro in calibrazione per trasmettere il messaggio di cambiamento con canali comunicativi diretti e metacomunicativi.

Rapport
Il rapport deriva dal francesismo rapportare che poi in inglese è stato usato per creare relazione e contatto con altri individui. Il Rapport è stabilito con le tecniche del Matching e del Mirroring. Rapport significa mettersi in relazione con una persona: non necessariamente apprezzarla o creare amicizia, solamente entrare in una relazione di scambio in quel momento specifico.

Matching & Mirroring
Matching significa fare come fa l’altra persona, ciò non significa scimmiottare, altrimenti il risultato non sarebbe certo quello di creare del Rapport. Mirroring significa letteralmente fare da specchio. Le due tecniche sono però delicate e hanno il primo scopo di creare affinità, rapporto, relazione, sintonia, empatia… non certo quello di diventare bravi attori o mimi.

Ecco perché il vero matching viene effettuato in modo molto sottile: basandosi sul ritmo respiratorio, sullo stato d’animo, sul tono di voce, il ritmo di voce (e non l’accento regionale!). E anche il vero mirroring non ricerca lo spostamento del mio braccio destro non appena l’interlocutore sposta il suo sinistro. Ma il mirroring può connettere un movimento della gamba dell’interlocutore con un movimento discreto del mio dito o altro simile, incrociato e sottile.

Creare Rapport è un’arte naturale che se resa artificiale cercando elementi sfacciati per fare matching e mirroring risulta solo un’ottima performance mimica e un pessimo tentativo di creare Rapport.

Quindi, ciò che vedo o sento condiziona le mie scelte, anche se io non ne sono cosciente. Lo dimostra John Bargh con quello che chiamò l’effetto camaleonte. In uno dei tanti esperimenti sul modellamento e per dimostrare la nostra natura di “imitatori sociali”, Bargh mise ignari soggetti davanti a vari complici in situazioni singole. I complici adottavano pose ripetute o gesticolavano in modo preciso: chi si toccala il viso, chi faceva la mossa del “Pensatore di Rodin”, chi accavallava le gambe, chi muoveva il piede… L’ignara vittima si trovava a imitare in modo involontario e automatico prima uno e poi l’altro.

Ma perché siamo dei “copiatori seriali”? Be’, semplicemente, perché ci serve, ci è utile, inconsciamente: per farci accettare, per creare empatia, per imparare dagli altri, per creare un collante sociale nella situazione.

Nulla di male, quindi. Robert Zajonc parla di un effetto camaleonte tanto sorprendente quanto sotto gli occhi di tutti. Comparando alcune foto di coniugi che sono insieme da 25 anni, Zajonc ha dimostrato che nel modo di vestirci, nell’uso dei muscoli facciali e posturali, nel ridere, nel gesticolare, nel parlare, nel camminare, con il tempo tendiamo sempre più ad assomigliare al nostro compagno di vita. La battuta è spontanea: meglio sceglierlo bene perché gli somiglieremo sempre di più!

Per fortuna, John Bargh nel suo libro A tua insaputa ci rassicura: non siamo incondizionatamente alla mercé dell’effetto camaleonte ma inconsciamente facciamo barriera. Come? Pare che se la persona che ci troviamo di fronte ci ha appena tradito in un gioco eseguito insieme, tenderemo a non fidarci e quindi l’effetto dei neuroni specchio e l’imitazione non si attiveranno, salvandoci dai malintenzionati. In pratica, pare che attiviamo le nostre capacità imitative solo se inconsciamente sentiamo che la persona è affidabile.









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