Wellness Coaching per Professionisti

Capitolo 7

Parole ed emozioni

14 min

Qui parliamo del loro linguaggio, come accoglierlo e correggerlo. Come guidarli e come assisterli nel loro percorso. Torniamo alla Piramide dei Livelli Logici e guardiamo all’obiettivo del tuo cliente.

Se il suo scopo è dimagrire per dimagrire, potremmo collocarlo a livello comportamentale. Ma se il suo obiettivo è dimagrire perché intanto vuole sentirsi una persona libera di scegliere, di prendersi cura di sé, di esprimersi come esattamente vuole mostrarsi al mondo, il discorso cambia. In quest’altra ottica l’obiettivo è molto più grande, molto più bello e il dimagrimento del tuo cliente è “solo” parte di un pacchetto più forte.

E più è forte l’intento più facile è continuare a lottare per esso. Ne convieni?

Parole o scuse?

Saliamo sulla piramide di Dilts verso convinzioni utili o non utili e l’identità da coltivare. Se il tuo cliente ti presenta il suo quadro clinico ed elenca patologie, fai attenzione al fatto che questi “fatti” non siano usati anche come scuse. Scuse sia per giustificare fallimenti passati, sia per mettere le mani avanti su potenziali fallimenti futuri.

È il tuo cliente che parla?

Be’, anatomicamente sì, ma non pensare che sia lui (o lei) che ti stia spiegando razionalmente le cose. Considera anche la sua parte emotiva e inconscia: quella che ha così tanta paura di “fallire” un’altra volta, che decide di attivare strategie di difesa per evitare ulteriori fallimenti. E così, in un attimo, il diabete che dovrebbe beneficiare di un graduale e monitorato dimagrimento, diventa un ostacolo allo stesso. E così accade anche per le ginocchia che impediscono di fare sport e perciò di dimagrire… Ignorando totalmente quanto si possa fare a tavola per l’obiettivo! Idem per la tiroide o i ritmi famigliari o intolleranze. Tutto legittimo. Tutto da considerare e…

E tutto da non far diventare una mera scusa paralizzante.

Cosa fare quindi?

Se, per esempio, sei nutrizionista o dietologo e hai un paziente diabetico che vuole dimagrire, fagli notare i vantaggi del mangiare “giusto” insieme a quelli di una miglior gestione della patologia. Se sei un istruttore di yoga, pilates, altra disciplina simile o in palestra, e una persona che frequenta i tuoi corsi ha problemi alle ginocchia, agevolalo ed evita che diventi una scusa per assentarsi e non venire. Chiedi: «Come posso aiutarti per non pesare sulle ginocchia? Cosa vuoi evitare di fare per non gravare sulle giunture? Fammi capire e io sono sempre qui per aiutarti.»

E se poi ti dice «Sono bulimica/o»? Che fare?

Puoi indirizzare la paziente a chi di competenza e – al contempo – rassicurarla che:

  1. la bulimia non va confusa con le abbuffate occasionali
  2. la bulimia, qualora riscontrata da un professionista, è catalogata come un disturbo del comportamento e non come un disturbo dell’identità; pertanto, linguisticamente, è scorretto definirsi bulimici. Sarebbe meglio, per creare distanza dalla propria identità, non dire «Sono bulimica» ma dire «Sono [nome], appassionata di XX, impegnata a YY e adotto – o meglio – fino ad oggi ho adottato comportamenti bulimici». Non si nega, non si mente, si ristruttura.

Identità: chi?

Sì, vengono da te per dimagrire. Ma sono molto più di questo: chi sono? Per me sono tutte persone meravigliose di default che vogliono correggere comportamenti e attivare certe capacità per ritrovare il proprio giusto peso per sempre.

Sono Lorena, Maria, Renata, Giulio, Marco, Serena, Giovanna… Sono persone capaci di determinazione o motivazione ma non (ancora) nel dimagrimento. Sono persone che, anche se perdono peso, sono così abituate a vedersi con chili in più oppure ad andare su e giù per effetto yoyo che non riescono a vedersi il resto della vita in un corpo normo peso.

E allora come iniziare a coltivare una identità di persona Magra Naturalmente?

Io suggerisco di iniziare pensando a TRE persone che potrebbero "modellare" e che restano normo peso senza seguire una dieta, che non pensano sempre al cibo, che parlano di esso in modo neutro, che se ingrassano di un paio di chili li se ne accorgono e li perdono subito perché “non fanno parte di sé”.

Invita i tuoi clienti a trovare e poi prendere a modello persone che credono, pensano, fanno cose utili. Non devono necessariamente essere persone amiche o con le quali condividono passioni, ideali o valori. Di solito io suggerisco di prendere spunto da figli che mangiano per fame e si fermano appena sazi, che si muovono perché per loro è normale e che non pensano mai al cibo quando sono stressati dallo studio o per una litigata con gli amici.

Al corso online “Wellness Coaching per professionisti” vedremo come allenare la costruzione dell’identità dei tuoi clienti, oltre al “cosa” e al “come”.

Convinzioni depotenzianti

Altro argomento che tratteremo sarà quello di spronare i tuoi clienti a cercare e poi adottare convinzioni utili. Allenerete pensieri come “Se ce l’ha fatta quella persona posso farcela anche io” o “Il dimagrimento è nelle piccole azioni quotidiane” o anche “È più facile pensare a chi diventare anziché ai chili da perdere”.

Pensale anche tu, cosa preferisci suggerire ai tuoi clienti come convinzioni da adottare?

  • Che è facile o che è fattibile?
  • Che è meglio godersi il viaggio anziché aspettare di sentirsi bene a fine percorso?
  • Che il dimagrimento non è privazione ma arricchimento: di energia durante il giorno e libertà da vincoli passati?

Ne parleremo al corso insieme. Al corso ti mostrerò anche come poter affrontare le emozioni negative che il cibo aiutava a compensare. Io lo chiamo l’esercizio del Bambino di 4 anni. Lo troverai divertente e fattibile anche da suggerire in una conversazione durante l’incontro.

Metafore e similitudini

Le metafore e le similitudini sono immagini intrise di significati, che ancor prima di una spiegazione verbale, di un collegamento logico, arrivano alla tua mente inconscia per dare energia, supporto, una direzione su come fare. Lavorano a livello identitario bypassando ogni spiegazione razionale. Usiamole a nostro vantaggio.

Se il cliente dice che quando mangia si sente “come un animale che prima ingoia la preda anziché masticarla”, men che meno assaporarla, potresti restare a livello metaforico e chiedere a quale altro animale vorrebbe somigliare quando si sta per mettere a tavola. Potrebbe provare simpatia per le giraffe che allungano il collo e selezionano le foglioline adatte, o anche per il gattino che lecca il latte nella ciotola, chissà, lascia fare a lui o lei per trovare immagini che nella sua mente riportano a significati utili.

Ne ho incontrate talmente tante di metafore nella mia carriera di Trainer del cambiamento: chi mi diceva che si sentiva un orso e poi divenne un salmone, chi un armadio pesante anni 50 e poi divenne una credenza Liberty, chi un lavandino ingorgato che viene sgorgato, chi un vortice che si trasforma in brezza…

Insomma, non sta a te suggerire idee. Coglile mentre parlano, fai loro notare che forse non sono utili da coltivare e chiedi quali altre immagini sarebbero invece più funzionali.

E se il senso di colpa fosse utile?

Una delle barriere che frena i clienti è il senso di colpa che segue un fallimento. E anche la vergogna non è da meno come ostacolo. Ma perché e come possono essere utili queste due emozioni complesse?

Vediamole prima:

  • Il senso di colpa subentra dopo il perpetrarsi dell’atto di mangiare “non per fame”. Chi lo fa crede di farlo consciamente e non si rende conto che invece è la sua mente inconscia ad aver fatto partire il disco. Crede di averlo fatto apposta, crede di volersi del male, teme di non meritarsi il dimagrimento, si sente un fallito in questo (e forse in generale a volte). La mente cosciente deve darsi delle giustificazioni agli atti commessi e rischia di dire che «Se non ci riesco è perché non me lo merito». Molto pericoloso e falso;
  • La vergogna è un po’ come l’emozione sociale del senso di colpa. Cioè, ci si sente in colpa da soli, con gli altri si prova vergogna. Ecco che chi è in sovrappeso dice di non mangiare mai fuori pasto, non mangia serenamente con altri, si nasconde e si – appunto – vergogna di possibili giudizi altrui. La sua mente cosciente farebbe bene a distinguere il sovrappeso come conseguenza di comportamenti ripetuti troppe volte e troppo spesso dall’intento di ritornare a essere normo peso e sentirsi bene.

Con il coaching inconscio che insegno al CCA e che uso sempre con i miei clienti possiamo permetterci di cogliere il lato utile sia del senso di colpa sia della vergogna. Mi spiego meglio:

tutte le emozioni sono utili se “consegnano” il messaggio e poi se ne vanno in fretta.

Se, quindi, escono e non le tratteniamo, ne cogliamo l’intento e poi AGIAMO.

Ti capita di sentirti frustrato o arrabbiata e un po’ di moto aiuta a sfogare l’emozione? Ti capita anche di sentirti triste o smarrita/o e due chiacchiere con qualcuno o spegnersi per una mezz’oretta davanti a una serie TV aiuta? Ecco, ascoltiamo, sfoghiamo e poi agiamo.

Idem per i tuoi clienti. Se ti parlano di senso di colpa o vergogna, ottimo, sfrutta le emozioni. «Qual è il messaggio?» chiedi loro. E come possono agire per evitare di far ristagnare quelle emozioni ora e nel futuro?

L’altro giorno al CCA Practitioner ho proprio parlato del senso di vergogna che subentra come emozione complessa dalle scuole elementari in poi. Ti faccio un esempio… schifoso. Alla scuola materna al bambino non interessa granché che il fatto di mettersi le dita nel naso non sia piacevole a vedersi. Non prova vergogna. Poi però, le osservazioni di genitori e nonni a casa o degli amichetti a scuola giungono alle orecchie e subentra la vergogna: «A quanto pare» dice la sua parte cosciente «non ci si deve mettere le dita nel naso». La parte inconscia che provava un beneficio pratico e rilassante non è contenta ma, prima o poi, si conforma. La vergogna è servita per adeguarsi ai canoni sociali e culturali a cui il bambino appartiene. E, nonostante i pediatri sostengano che mettersi le dita nel naso rinforzi il sistema immunitario, prima o poi non si fa più (o sarebbe carino evitarlo in pubblico, soprattutto fermi al semaforo!).

Proponi al tuo cliente di accogliere l’emozione e poi di prenderla come spunto per trovare soluzioni 1. Fattibili e 2. Piacevoli per mangiare giusto “e basta”, mangiare giusto davanti ad altri e sentirsi fieri, mangiare giusto coltivando la giusta identità di persone che pensano al cibo solo quando è utile… e il resto del tempo possono permettersi di pensare a un sacco di altre cose. Proprio grazie a quel senso di colpa e a quella vergogna che gli/le hanno permesso di agire.

Obiettivo: finale, a medio, a breve, micro

Sin dal primo incontro ascolterai il tuo cliente definire in qualche modo il suo obiettivo, oppure tu proporrai un punto di arrivo utile da tenere a mente. Bene. Sapete entrambi che non sarà l’obiettivo finale, ma è il più riconoscibile e importante per definire il percorso di dimagrimento effettuato con te come un successo. (Per chiarire, l’obiettivo finale è il mantenimento del giusto peso – appunto – per sempre).

Vediamo insieme cosa dice il coaching per definire un buon obiettivo e cosa serve sapere.

Un obiettivo ben formulato è un obiettivo che sia:

  1. espresso in positivo (cioè dice cosa vuole e non cosa non vuole),
  2. in controllo (di chi lo gestirà e ne godrà i frutti),
  3. misurabile (cioè, devono esistere parametri facilmente distinguibili per dire che si progredisce).
  4. ecologico (nel senso che dovrà armonizzarsi con i vari ambiti della vita del cliente e non cozzare con altri impegni).

Secondo un famosissimo modello, il modello SMART, un obiettivo deve essere: 1. Specifico (specific in inglese), 2. Misurabile (measurable in inglese), 3. Achievable (cioè raggiungibile per noi), 4. Rilevante (relevant) e 5. Temporalmente definito (time bounded).

E a noi cosa serve sapere? Serve riconoscere che spesso, anzi spessissimo, il cliente entra in studio (o ti incontra online) con la frustrazione alle stelle e racconta per filo e per segno cosa non vuole più ma… Ma ha una vaga idea di ciò che vorrebbe e che potrebbe fare.

Quindi, per noi professionisti del benessere, è importante sapere e riconoscere che la confusione è spesso il punto di partenza, amalgamata a frustrazione, delusione, rabbia… Spesso il cliente sa cosa non vuole più e ha una idea vaga, generica e non “destrutturata” di ciò che vorrebbe e che potrebbe fare per stare meglio. Nel nostro caso per dimagrire.

Inoltre, spesso (e anche qui, spessissimo) il cliente crede che dimagrire sia l’obiettivo. Noi sappiamo che il dimagrimento è parte, forse quella più evidente, di un processo di ricostruzione di abitudini e di identità. Il dimagrimento per me è infatti solo una conseguenza e ci tengo sempre a condividere questo pensiero in coaching. Se il dimagrimento non è l’obiettivo, sarà utile guidare il cliente verso la costruzione di nuove alternative, e quindi abitudini e quindi identità.

Il processo è il seguente:

  1. da un pensiero all’azione
  2. dall’azione a un’abitudine
  3. da un’abitudine a un atteggiamento
  4. da un atteggiamento all’identità.

Pertanto, senza pensieri nuovi, ripetuti, non si va lontano.

Continuiamo con la confusione iniziale: il cliente giunge a te anche sotto consiglio di altri, tipicamente il medico, ma potrebbe anche trattarsi della madre per un giovane adolescente o del coniuge, amici, figli. Ahimè, non si va lontano se l’obiettivo non è voluto dal cliente.

Cosa spetta a noi? Trovare, insieme al cliente, i vantaggi propri alla persona e su cui fare leva. Se non è la salute in vantaggio, perché tutto sommato il cliente si sente bene, possiamo aiutarlo/a a individuare vantaggi più immediati come fiato, digestione, miglior sonno, rientrare in certi vestiti, sollievo alle giunture, energia costante durante il giorno, piacere di guardarsi allo specchio, senso di armonia e forza nel corpo…

Ecco, fra le varie, le caratteristiche che io ti suggerisco di tenere a mente quando definisci gli obiettivi insieme al tuo cliente:

  1. Parlate in positivo, cioè per ciò che vuole e non per ciò che non vuole e accertati che mantenga il linguaggio “in positivo” anche tra sé e sé;
  2. Pianificate tenendo conto di difficoltà e trovate soluzioni insieme, pensate a mantenere il controllo, non evitate gli ostacoli (anche quelli emotivi) e programmate sempre in termini di fattibilità e piacevolezza. Se non può e/o non gli piacerà fare certe cose, evitate di impostarle nel vostro obiettivo;
  3. Individuate i vantaggi e fate molta leva su di essi stilando le azioni da fare e associandole a emozioni utili all’auto-motivazione come: libertà, liberazione, soddisfazione, leggerezza, orgoglio;
  4. Non aggiungete troppo, meglio alleggerire (la mente, oltre che il corpo) che appesantire di azioni, misurazioni di calorie, combinazioni di cibi e scelte di cibi difficili da procurarsi. Tu sei lì per facilitare, oltre che per assisterla/o nel dimagrimento. Tieni sempre conto del resto della sua vita, non potrà mollare figli, lavoro e il resto solo per fare un’ora di palestra al giorno, trovate una soluzione insieme (vedrai l’esercizio della Ruota della vita nella terza parte del libro);
  5. Individuate ogni micro conquista e assicurati che seguano dei complimenti, da te e dal cliente stesso. Oltre che associare azioni a vantaggi immediati (come al punto 3) assicurati che ci sia un riconoscimento cosciente. Un comportamento sottolineato è un comportamento rinforzato.

Ecco, come vedi, in quanto ti ho appena suggerito si rispettano tutte le indicazioni di un buon obiettivo, con l’aggiunta della presa in carico della parte emotiva e della soddisfazione immediata. Il coaching che ti propongo non è solo volitivo, è un coaching inconscio e sai perché? Perché la mente inconscia è sempre lì con il tuo cliente: ci passeggia insieme, ci si sveglia insieme, ci mangia insieme e ci parla insieme. Se non ne teniamo conto… ciao!

Oltre a questi cinque accorgimenti, distinguerai anche obiettivi a lungo, a medio, a breve e a micro termine. Come?

Un obiettivo a lungo termine non è certo un numero di chili, è l’autogestione, la libertà, la preparazione o una vecchiaia normo peso. Per me, l’obiettivo a lungo termine nel mio linguaggio di Giusto Peso Per Sempre, è essere una persona Magra Naturalmente: che mangia per fame e gusto e pensa al cibo quando è giusto. Si muove per piacere e non per dimagrire, non si sente in colpa né si priva piuttosto si regola.

Un obiettivo a medio termine sarà misurabile sia in termini di chili, ma anche in termini di centimetri (per girovita, schiena, fianchi, braccia…), si vedrà allo specchio e si proverà: nella miglior gestione di eventi routinari e speciali come compleanni e festività. La bilancia non è un giudice, è un’alleata. La bilancia per me (e spero che l’idea ti piaccia e che tu voglia condividerla con i tuoi clienti) è una “follower”, una “fan”. Suggerisci al tuo cliente di salirci su solo se saprà di vincere. Come dice la pubblicità: fai in modo che gli piaccia “vincere facile” e che salga sulla bilancia solo come conferma di un percorso che procede con successo. Qui la consapevolezza è di casa: il cliente sta consolidando sane abitudini e acquisendo nuovi atteggiamenti. Sta diventando una persona Magra Naturalmente. Cade? Certo che “cade”, ma come tutti. A volte andrà oltre il senso di sazietà, altre mangerà ancora per compensazione ma non sarà più un dramma, saprà come riprendere il filo del suo nuovo percorso.

Un obiettivo a breve termine è un obiettivo che dà le prime soddisfazioni: la pancia che si sgonfia, un generale senso di leggerezza, maggior energia, miglior umore. Chili che scendono? Non ancora. Il primo obiettivo tangibile non è in termini di chili: è misurabile per l’energia e l’umore, per nuove azioni introdotte nelle proprie routine e che piacciono e portano vantaggi immediati con sé.

Un micro obiettivo è un’azione compiuta come era stata pianificata: mangiare assaporando e gustando, fermarsi alla sazietà, complimentarsi con sé stessi per questo e per la passeggiata post prandiale… Micro azioni utili sono micro obiettivi raggiunti. Micro obiettivi ripetuti portano alle altre tappe dell’obiettivo, fino a diventare chi si vuole. E tutto parte da qui: dai micro obiettivi.

Se riuscirai, mi farà piacere parlare di tutto questo con te al corso online “Wellness Coaching per professionisti”: tra osservazione e consapevolezza, ascolto e rispetto del corpo, emozioni da rispettare e automatismi da sradicare. Trovi il link al corso dalla home page del sito www.ccaitalia.com

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