Capitolo 2
Tu fornisci un servizio, ma non sei al servizio
E tu, come stai a fine giornata? Sei stanca/o alle volte di dover partire dalle basi? Ti chiedi “perché non capiscono l’importanza” … di ciò che tu ritieni fondamentale? Ti ritrovi a incontrare una persona dopo l’altra e a non avere tempo per pensare ad altro?
Per aiutare gli altri inizia ad aiutare te stessa/o.
«Sì, Debora, ma come? Non posso permettermi di staccare o rifiutare clienti.» mi risponderai. Capisco. Tuttavia, se ti ritrovi a provare tensione e frustrazione, oppure stanchezza e stress tra un cliente e l’altro, credo proprio sia ora di fare il punto della situazione.
Tu sei un modello
Come il cliente ha una parte emotiva, alias abitudinaria, alias inconscia con la quale si presenta all’appuntamento, così, anche tu, lo accogli con la tua di parte emotiva. Se sei teso o stressata, stanco o frustrata, il tuo cliente lo percepirà. E la tua guida potrebbe risultare meno efficace.
Tu, in qualità di professionista del benessere, sei sia consulente, sia mentore, sia coach. La tua coerenza tra ciò che consigli, come lo consigli e come ti mostri adottare ciò che insegni è sempre acutamente osservata dai tuoi clienti.
No, certo non perché ti mettono sotto esame, probabilmente perché ti ammirano, o cercano qualcuno a cui ispirarsi per motivarsi. Chi meglio del professionista che li segue nel percorso per essere un modello da emulare in qualcosa? Dare l’esempio di ciò che predichi è tanto importante quanto ciò che suggerisci.
Lui o lei sono "in due"
Ci vuole empatia e pazienza. Attivare empatia verso i tuoi clienti ti permetterà di:
- Accogliere le loro obiezioni, fallimenti, paure senza giudizio
- Distinguerle dalla persona meravigliosa che sono, in generale e in altri ambiti della loro vita
- Attivare la giusta pazienza, perché è sicuro che i tuoi tempi sono molto più veloci dei loro e – come in tutte le cose che si apprendono – ci vuole tempo.
Quindi, sin dal prossimo cliente che varca la tua porta, non guardarlo come una persona. Guardala come due: colui o colei che vorrebbe ottenere qualcosa (o allontanarsi da certe situazioni o automatismi) e colui o colei che teme, soffre, si blocca, cerca scuse.
Inizia da te
Sapendo che sei un modello per loro e sapendo che loro si appoggiano a te per accelerare la loro curva di crescita nel loro obiettivo, come puoi prenderti cura di te?
Cosa: dormi a sufficienza? Vai in natura a sufficienza? Bevi acqua a sufficienza? Mangi giusto per te? Muovi il corpo? Stimoli la mente? Sorridi e coltivi altri interessi?
Come: accogli, rassicuri e guidi la tua parte inconscia a sufficienza?
Perché: ti ricordi a sufficienza il perché ti piace questo lavoro?
Quando: in che ordine fai le cose? Ci sono cose che rimandi e poi pesa più il pensarle che il farle?
Quanto spesso: ci sono cose che fai poco o troppo spesso e la tua parte emotiva ne soffre?
E se il cliente è complicato?
«Ok, Debora, ma se quando entra un cliente io già so che l’incontro risulterà complicato o pesante? Come faccio a tranquillizzarmi?»
Come vedi, mi piace immaginare una sorta di colloquio tra me e te, proprio come se fossimo online al corso “Wellness Coaching per professionisti”. Ecco la mia miglior risposta alla tua domanda:
Quando guardi al tuo cliente pensalo come una persona meravigliosa e distinguilo da ciò che porta con sé di emotivamente limitante all’appuntamento. Se non fa altro che obiettare, o aspettarsi soluzioni da te, o lamentarsi, o scusarsi, tu accogli la persona ma non la difesa emotiva.
Di queste difese emotive che adotta (scuse, ostruzione, lamentele) cogli solamente l’intento, anzi gli intenti. Di solito, le persone quando attivano difese emotive lo fanno per due motivi:
- Sia per riequilibrare la forte tensione dentro di sé
- Sia per chiedere aiuto, a loro modo.
Noi professionisti che li accogliamo, cosa possiamo fare quindi?
- Accogliamo l’intento protettivo di parole scomode.
- Rassicuriamo la persona, anche solo con la nostra presenza, sorriso, non verbale senza giudizi
- Guidiamo la persona verso alternative.
«Ok, come si guida una persona verso le alternative che vogliamo far adottare loro?»
Ne parliamo nel prossimo capitolo.