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Di paure noi coach ne abbiamo tante quante i nostri clienti solo che, essendo noi coach o conoscendolo, probabilmente le gestiamo ad un livello differente. Qui di seguito ne individuo alcune, vediamo se corrispondono a qualcuna che hai forse provato all’inizio del tuo percorso formativo, o che senti tutt’ora dentro e che rendono corto il respiro quando ci pensi.
Paura di non saper come aiutare
Dopo la scuola, anche con tanto di certificazione, non è che ci si sente necessariamente sicuri di poter assistere un cliente! La testa è piena di nozioni, ma forse non sai ancora usarle al meglio? O non sai ancora usarle con fluidità? Certo, è normale. Cosa manca? Esperienza. Ecco come puoi “risolvere” questa paura: ascoltandola e assecondandone il vero bisogno, quello di sentirsi sicuri nel fare. Se le tecniche le hai studiate bene e la scuola che hai frequentato è seria e valida, l’unico tassello che manca tra lo studio e la tua affermazione è la pratica.
Paura di non avere la risposta pronta
Anche questa paura si dissipa con la pratica e l’ascolto di vari clienti e delle loro problematiche. Non solo: prevenire – come si dice – è veramente meglio che curare. Piuttosto che “curare” un incontro di coaching tentennante e a scatti, lavora sui tuoi strumenti: fatti uno schema delle problematiche che aiuti a risolvere e degli strumenti più adatti in base alla problematica, al tuo stile e al tipo di cliente che hai davanti.
Agli inizi, durante e dopo aver frequentato un corso, io riempivo quadernetti di appunti su visualizzazioni, script da usare, domande da porre, esercizi da proporre. Oggi riempio ancora quadernetti (!) ma con gli appunti degli incontri di coaching che tengo. Questi appunti (come ti spiegherò più avanti, mi servono per riportare il riassunto di quanto fatto in sessione e per me per apprendere sempre da ogni coachee.
Paura che SE non l’hai vissuto anche tu non potrai aiutare
Anche questa paura è presente in alcuni coach. Non è detto che se non hai mai fumato, tu non possa aiutare un coachee a smettere, e sai perché? Per due ragioni: 1) la prima è perché se il coachee lo vuole non deve identificarsi con te, tu non sei un mentore qui sei un coach; 2) la seconda è che tu fornisci una struttura, una strategia vincente. Sta al tuo cliente riempirla con i suoi contenuti per abbandonare l’abitudine.
Paura di terminare l’incontro di coaching senza aver concluso nulla
Capita, più spesso di quanto non credi, che i coachee parlino e parlino, e pensino che così si svolga un incontro di coaching (!). Loro si aspettano di essere compresi e capiti. In questo caso è bene chiarire che il coaching va oltre l’ascolto e la consapevolezza di ciò che è: un incontro di coaching valido si proietta sempre verso la (o le) soluzione/i. Cosa allenare qui? La tenuta dell’incontro e dei tempi, sicuramente.
E poi, ti capiterà spesso di riportare il tuo cliente sulla struttura di un evento e non solo sulla lamentela. Non sarà facile a volte, è il tuo lavoro. Dovrai insegnargli/le a parlare per eventi e non generalizzare a individuare e correggere la struttura di ciò che non va. E poi, credo sia d’obbligo far terminare sempre un incontro di coaching con un sorriso o con un respiro di speranza… strutturata!
Paura delle obiezioni e stanchezza a fine incontro
Esiste anche la paura delle continue obiezioni del cliente. Innanzitutto sappi una cosa importante: il tuo cliente non obietta perché ce l’ha con te, ribatte perché ti mostra come pensa, perché ha veramente difficoltà a vedere altri modi per risolvere la situazione. Altrimenti non ti avrebbe interpellato. Emotivamente contesta per rinforzare ciò che ha fatto finora, è come se la sua mente inconscia volesse ricordarsi che, se ha sempre fatto così, è perché era l’unico modo di procedere.
Se un coach (o anche un counselor, psicologo o altro professionista in ambito ascolto e aiuto alla persona) si sente svuotato e stanco dopo un incontro è per due ragioni ben precise:
Ha difficoltà a scindere i fatti (negativi, sofferenti, dolorosi) dalle strategie su cui dovrebbe concentrarsi
Crede di dover consigliare soluzioni e si sforza di suggerirne di valide senza capire che ciò che viene da fuori non è mai veramente accolto dalla parte emotiva e inconscia del cliente (o paziente) e quindi lui o lei passerà il tempo della sessione a obiettare, ribattere, contestare…
Ai loro legittimi «Sì, ma…» non sta a noi ribattere: a noi spetta chiedere e chiedere bene. Le risposte devono provenire da loro. (Tutto ciò che ti sto anticipando su strategie e domande verrà poi ben trattato più avanti nel libro).
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Ciao, sono Debora Conti,
e qui ti accolgo come direttrice e docente principale nei corsi proposti. Sono Coach Professionista, Trainer di PNL, Dott.ssa in Psicologia e assisto le persone nella crescita personale e miglioramento professionale da 20 anni. Se hai domande in merito ai corsi del CCAItalia, scrivimi a info@ccaitalia.com.
Debora ContiDirettrice del CCA Italia
Leggi questi articoli SE vuoi diventare coach e cerchi basi solide e distinzioni essenziali; SE stai pensando di intraprendere un percorso di coaching e desideri orientarti verso un professionista competente; oppure SE sei già coach e vuoi affinare il tuo stile, aggiungere consapevolezza e rendere il tuo lavoro ancora più efficace.
Cos’è la Legge 4/2013 e perché è importante per noi coach?
La Legge 4/2013 riconosce e tutela le professioni non regolamentate, come coach e formatori, promuovendo libertà, autonomia e responsabilità. Stabilisce linee etiche, favorisce l’autoregolazione e incoraggia la trasparenza verso i clienti, valorizzando formazione e qualifiche professionali.
Differenza tra Coaching, Mentoring, Consulenza, Terapia, Formazione, Motivazione e Amicizia
Il coaching è un percorso professionale che sviluppa autonomia, consapevolezza e potenzialità del coachee. A differenza di mentoring, consulenza, terapia, formazione, motivazione o amicizia, non fornisce soluzioni o consigli, ma facilita il raggiungimento di obiettivi personali e professionali enfatizzando competenze e responsabilità del coachee.
Cos’è la Norma Uni 11601/2024 e perché è importante per noi coach?
La norma UNI 11601/2024 definisce il coaching, i ruoli (coach, coachee, cliente) e le fasi del servizio: progettazione, erogazione e monitoraggio. Promuove competenze, autonomia e obiettivi concordati, stabilendo principi etici, patto di coaching e valutazione dei risultati per un servizio professionale e trasparente.
Cos’è il Codice Etico Globale e perché è importante per noi coach?
Il Codice Etico Globale guida i coach su responsabilità, trasparenza, riservatezza e confini professionali. Promuove autonomia, formazione continua e attenzione a pregiudizi inconsci, valorizzando la professione e garantendo pratiche etiche e sicure per i coachee.
Cos’è e come si struttura il processo di coaching?
Il coaching è un percorso strutturato in tre fasi: esplorazione della domanda e definizione dell’obiettivo, lavoro sul cambiamento e sulle risorse, integrazione e chiusura. Il coach facilita il coachee nell’attivare risorse, superare ostacoli e consolidare competenze, promuovendo autonomia e risultati concreti, con attenzione alla responsabilità del percorso.
Quali tipi di coaching ci sono?
Secondo la norma UNI 11601/2024 non esiste più una classificazione ufficiale di coach. Restano tuttavia macro aree: Mental Coaching, Executive, Life, Parent, Wellness, Sport, Teen, e altre tematiche tecniche. Ogni tipologia sviluppa risorse, soft skills, competenze e autonomia, adattandosi a obiettivi personali o professionali con senso di responsabilità.
Cosa sono le competenze distintive AICP per coach?
Le competenze distintive AICP offrono ai coach una mappa di crescita basata su autonomia e responsabilità. Definiscono 7 aree chiave: consapevolezza, relazione, etica, esplorazione, dialogo, piano d’azione e valutazione, favorendo miglioramento continuo e auto-valutazione.
Alcuni errori tipici di noi coach
Anche i coach commettono errori: pensare di essere indispensabili, dubitare del cambiamento del coachee, sentirsi responsabili dei suoi fallimenti, imporre valori personali, analizzare troppo il negativo o credere di aver “capito tutto”. Consapevolezza, ascolto autentico e sviluppo di competenze aiutano a preservare responsabilità e autonomia professionale.
Quali sono le paure di noi coach?
I coach affrontano varie paure: non saper aiutare, non avere risposte pronte, non aver vissuto le stesse esperienze dei coachee, concludere sessioni senza risultati, gestire obiezioni o sentirsi svuotati. Pratica, struttura e ascolto permettono di superarle sviluppando competenze, mantenendo autonomia e senso di responsabilità.
Come diventare coach professionista?
Per diventare coach professionista, scegli un percorso formativo serio con pratica, feedback e competenze di comunicazione e PNL. Integra ascolto, autorevolezza e metodologie riconosciute (AICP, Norma 11601/2024) per guidare coachee con autonomia ed etica professionale. Formazione continua è fondamentale.
Quando cercare un coach? Benefici, richieste e cosa non fare
Scopri quando cercare un coach per trasformare riflessione in azione, affrontare cambiamenti, gestire sfide personali e professionali, chiarire obiettivi e potenziare risorse. Un coach offre ascolto neutrale, metodo e spazio per sviluppare consapevolezza e fiducia efficaci.
Perché è così difficile consigliare “solo pochi libri” a chi vuole diventare coach
Consigliare pochi libri a chi vuole diventare coach è difficile perché il coaching nasce dall’incontro di più discipline. Una bibliografia essenziale orienta lo studio, unendo PNL, teoria e pratica per formare coach consapevoli ed efficaci.
Di che orientamento teorico è la vostra scuola? Una domanda legittima, una risposta difficile
Chiedere l’orientamento teorico di una scuola di coaching è legittimo, ma riduttivo. Il CCA integra modelli diversi in modo funzionale, privilegiando comunicazione e risultati, oltre etichette rigide e tecniche standardizzate.
La reputazione del coach: ciò che parla di te anche quando non sei nella stanza
Nel coaching la reputazione conta più della visibilità: nasce da coerenza, formazione continua ed esperienza incarnata. È ciò che genera fiducia prima ancora della prima sessione, nei dettagli e nel tempo.