La PNL che ti serve

Capitolo 14

Il bambino di 4 anni

4 min

Vabbè, dai, visto che prima abbiamo parlato di submodalità, ti voglio qui guidare, passo passo, nell’esecuzione di un esercizio a me molto gradito e che uso spesso, in mille varianti durante i miei incontri di coaching. Se tu, vuoi imparare la PNL per usarla nella vita di tutti i giorni, potrai apportare gli aggiustamenti necessari per presentare questo esercizio anche in una normale conversazione tra famigliari o tra colleghi. Sappi che io l’ho usato più volte con le mie bimbe quando erano piccole per superare paure o tristezze.

Questo esercizio è una visualizzazione che sfrutta la struttura soggettiva che ciascuno di noi utilizza per dare significato alle emozioni, in special modo, qui, a quelle “negative”. Ritornando alle emozioni, sappiamo che non possiamo definirne qualcuna “negativa” perché tutte hanno la loro utilità SE ci permettono di agire. Allora, qui, possiamo aggiungere un pezzetto: un’emozione è “negativa”, o meglio, “non utile”, se intossica e ci paralizza. Quindi, se resta lì e non ci fa agire.

L’esercizio del Bambino di 4 anni passo passo

Ecco, l’esercizio del Bambino di 4 anni ci aiuta a sbloccare queste emozioni in sé e per sé. Quando ti presenterò il Meta modello, scoprirai le nominalizzazioni e la loro pericolosità se associate a emozioni non utili. Un conto è dire «Il rilassamento è una componente fondamentale delle mie serate», come ti senti a leggerla? E tutt’altro è dire, dirsi e/o ripetere spesso «Non ho costanza» o «In questo periodo mi prende la tristezza e mi chiudo al mondo». Ecco: come ti senti a leggere queste altre due affermazioni?

Il Bambino di 4 anni lavora su queste: tristezza, vuoto, pesantezza, stress, insofferenza, rabbia, delusione, colpa…

Proviamo:

  1. Pensa a una tra queste emozioni bloccata dentro
  2. Ripensa a un evento passato in cui questa emozione ti ha trattenuto/a dall’agire
  3. Dai una valutazione di fastidio in una scala da 0 a 10
  4. Ora descrivi l’emozione dentro con caratteristiche (le submodalità viste in precedenza) comprensibili a un bambino di 4 anni: dove la senti forte? Nel petto o sulle spalle o dietro il collo o ad altezza sterno o stomaco? Che colore ha per te immaginandola adesso? E che consistenza ha: solida, liquida o gassosa? Ha un movimento: a pulsione, ascendente, discendente, a spirale, a caso, a cascata? Ha altre caratteristiche che le danno significato per te come una metafora, un’idea, un’oggetto?
  5. Fatto questo, controlla che, ora che l’hai “disegnata” e descritta in modo comprensibile per un bambino di 4 anni (e non con altre nominalizzazioni o concetti astratti che il bambino non capirebbe) tu abbia chiaro il punteggio di fastidio dentro. Fai un ultimo check sulla scala di fastidio da 0 a 10: quanto questa cosa, in quel punto del tuo corpo, di quel colore, consistenza, movimento, metafora ti dà fastidio dentro?
  6. Bene. Ora immagina, più volte se necessario, ti portarla fuori dal tuo corpo, fuori e ancora fuori e ancora fuori, a un metro o poco più di distanza. Controlla sulla scala di fastidio: quanto fastidio ti dà adesso? Se il punteggio è sceso rispetto alla prima valutazione, il nostro esercizio procede bene. Altrimenti, riprendi da sopra o insisti nel portare fuori “quella cosa” dal corpo e ripulirlo bene.
  7. Adesso hai la scelta: preferiresti trasformare quella cosa (di quel colore, consistenza, movimento ecc) in altro? Con altro colore, movimento, consistenza, magari aggiungendo profumi, idee piacevoli? Oppure, preferisci fare tabula rasa, partire da zero e, quindi, distruggere questa cosa davanti a te? Oppure inviarla nello spazio lontano? In un altro universo? Dimensione? O succhiarla con un’aspirapolvere spaziale in un buco nero? O distruggerla con una mega bomba o mega calcione? Qui la tua fantasia è coinvolta, anche lei fa parte del processo di cambiamento. Divertiti!
  8. Ora però, Bandler docet, non si può lasciare la percezione del nulla dentro di noi, è necessario immaginare cosa mettere in quel punto del corpo, con il bel colore, movimento, profumi, stato di materia piacevole e arricchito da idee piacevoli.
  9. Dopo aver fatto ciò, è necessario testare il lavoro fatto su una scala da 0 a 10, questa volta però si tratta di una scala di piacere: quanto ti piace questo nuovo disegno dentro? Come respiri con questa idea, colore, metafora dentro? Anche qui, se il lavoro procede bene, dovresti sentire benefici nell’aver immaginato un’altra emozione dentro di te. Hai scelto cosa provare in questo momento. Artificialmente certo, ora vediamo di “insegnare” questo esercizio alla tua mente inconscia con un’associazione.
  10. Ultimissima fase, fondamentale per trasformare un gioco in apprendimento, è quella di ricordare quell’evento. Sì, quello in cui avevi provato un’altra emozione non utile, e chiederti: cosa sarebbe successo in quella occasione se avessi avuto questa risorsa? Di questo colore, consistenza, movimento, profumi, idea? E se l’altra fosse emersa spontaneamente ma io l’avessi portata fuori e sostituita? Come mi sarei sentita/o?

Ecco, lunghetto vero? Ai corsi di Coaching e PNL del CCAItalia lo possiamo fare insieme e avrò modo così di rispondere a tutte le tue domande. Questo esercizio nasce dallo “spin it” di Richard Bandler, è molto potente e aiuta a liberarsi da pesi emozionali considerandoli in sé e per sé, senza (SENZA) il fardello di significati associati, di cui si può discutere a livello cosciente.

Come avrai capito il “bambino di 4 anni” rappresenta il nostro sistema nervoso che non giudica, non guarda lontano, non valuta: lui sente. La mente inconscia, il sistema nervoso, non parla: immagina e sente. Questo esercizio si rivolge direttamente alla mente inconscia e noi sappiamo che “lei” non vuole spiegazioni: vuole stare bene, adesso.

Continuiamo con l’intelligenza linguistica: la parola che o infossa o eleva, tu quale vuoi usare?

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