La PNL che ti serve

Capitolo 24

Linguistica per il bene delle relazioni

11 min

Ti ho anticipato che avremmo giocato, bene, ecco qui gli strumenti di PNL e Coaching tra i quali a breve ti chiederò di scegliere per gestire al meglio tre tipi di conversazione. Ti presento: il Milton Model, gli intercalari, il dare l’esempio, la coerenza del cuore, il linguaggio del corpo e i silenzi. Vediamoli.

Milton model

Se il Meta Modello che abbiamo già incontrato vuole “aprire” le frasi e andare nello specifico del linguaggio per recuperare Cancellazioni, Distorsioni e Generalizzazioni, il Milton Model, all’opposto, vuole creare Generalizzazioni, Cancellazioni e Distorsioni per supportare nel cambiamento profondo. Il Milton Model va verso il generico, il vago e ricerca risorse inconsce. Il Milton Model e il Meta Modello si rispecchiano e si richiamano l’un l’altro.

È come se il Milton Model si realizzasse “violando” il suo alter ego Meta Modello. Se li mettiamo a confronto abbiamo due facce della stessa medaglia, come Dottor Jekill e Mister Hide. Ecco qui alcune frasi che si possono usare per dimostrare alle persone il nostro interesse o la nostra attenzione, per mostrarci vicini ed empatici:

  • Quantificatore Universale: Tutto ciò di cui hai bisogno è sempre e sarà sempre a tua disposizione.
  • Performativo Perso: È una buona cosa ottenere ciò che si vuole.
  • Cancellazione Semplice: Puoi imparare facilmente.
  • Presupposizione: Da persona intelligente so che potrai capire.
  • Causa-effetto: Il fatto che tu sia qui presente dimostra che ci tieni al tuo futuro.

Queste frasi che vogliono dire tutto e niente servono per rivolgersi direttamente alla mente inconscia dell’altro, vengono usate per rassicurare la persona (e quindi il suo sistema nervoso) e ci tornano comode per far sentire la nostra vicinanza emotiva.

Intercalari

No, non intendo quei versi che emettiamo nei nostri discorsi, intendo parole che avvalorano. «Caspita», «Vero», «Accidenti, mi dispiace», «Mannaggia, che storia!», «Urca», «Wow», «Peccato, proprio un peccato», «Ma dai», «Veramente?»: tutte queste sono parole apparentemente inutili ma fondamentali per dimostrare (come per le frasi dal Milton Model) la nostra attenzione e vicinanza emotiva alla situazione. Quando le persone ci raccontano le loro peripezie o problemi non è detto che si aspettino un consiglio. Di solito quando si condivide un problema con altri è perché ci si vuole anche sfogare (e basta) o rendersi meglio conto della situazione… parlandone. Spesso, verbalizzare una situazione parlandone a qualcuno, aiuta già a fare chiarezza, vero o no?

Pertanto, il consiglio di base qui è di non dare consigli se non ce li chiedono esplicitamente.

Pensaci un po’ anche tu: ricorda quando hai condiviso un problema con qualcuno e questi ti ha sbolognato in fretta con la sua miglior soluzione. Che però non era la tua. Che ti ha anche irritato perché ha significato che la persona non ti ha veramente “ascoltato”, ha voluto finirla in fretta o sentirsi importante credendo di risolverti un problema. Irritante, vero? Ecco, non cadiamo nella stessa trappola.

«Ok Debora, e quindi, cosa fare se qualcuno viene da me e mi sbrodola i suoi problemi?»

Giusta osservazione. Il mio primo suggerimento è quello di pensare sempre a preservare il tuo equilibrio emotivo: se lo sfogo è occasionale e proviene da una persona cara, stalle vicino e – salvo non ti chieda espressamente un consiglio – non darlo, ma usa gli intercalari per soddisfare i suoi bisogni di appartenenza e importanza al vostro “gruppo sociale” del momento di condivisione, fosse anche per 10 minuti. Ricalca (dal matching e pace pace già visti) la sua energia e poi adeguati per poi, se puoi e vuoi, guidalo/la verso stati emotivi più utili.

Se invece lo sfogo è ricorrente – anche qui – gli intercalari ti torneranno utili ma associati a un linguaggio del corpo che manifesterà disinteresse da parte tua e voglia di tagliare corto. Una mia vicina di casa a volte parla… tanto e io a volte sono di fretta. In tali casi, do importanza al nostro breve (sperando che lo resti) scambio verbale con un paio di intercalari per rispettare lei come persona con dei «Caspita», «Maddai»… Poi cerco la risata con una battuta che tagli corto e, se non riesco subito, tiro fuori la chiave dell’auto e la faccio tintinnare in mano mentre un piede si rivolge verso il mio box rimarcando il messaggio con un gesto non verbale. Funziona? Sì, magari un paio di minuti oltre ciò che il mio sistema nervoso vorrebbe, ma funziona, evitando di essere scortese… più del dovuto.

L’esempio

Dare l’esempio è un ottimo modo di interagire con le persone: vuoi che i tuoi figli agiscano in un certo modo? Inizia tu. Vuoi che una conversazione resti su toni cordiali? Inizia tu. Vuoi che sul lavoro l’impegno e lo spirito di collaborazione siano di continuo alimentati e coltivati? Inizia tu.

L’esempio è il miglior modo di influenzare senza parlare.

Qui siamo ai livelli di pagliuzze e travi, se critico ma razzolo male a mia volta perdo ogni credibilità. Non solo, creo danno. San Francesco di Sales diceva «Un grammo di buon esempio vale più di un quintale di parole».

Certo a volte, per dare l’esempio, sentirai la necessità di rimarcare verbalmente il tuo messaggio. Fallo, nella giusta misura e solo dopo aver dimostrato con tutte le tue fibre il messaggio prima con l’esempio.

La coerenza del cuore

Il tuo cuore ha un suo cervello con neuroni, connessioni neurali e neurotrasmettitori. Produce neurormoni che fino a pochi anni fa pensavamo fossero solo di competenza del cervello. Gli ormoni oggi conosciuti e prodotti dal tuo cuore sono: la dopamina, la noradrenalina e l’ossitocina, l’ormone dell’amore. E nel cervello del cuore ci sono dai 40.000 ai 120.000 neuroni.

«Sì, bello, ma perché è così importante il cuore come mezzo di influenza?»

Perché il tuo cuore ha tre modi di influenzare il corpo:

  1. Tramite chimica con i neurormoni visti sopra,
  2. Tramite il suo campo elettromagnetico e che produce onde misurabili, come quelle del cervello per intenderci ed
  3. Essendo un organo pressorio, funge da amplificatore delle onde elettromagnetiche del cuore permettendone la propagazione fino a un metro e mezzo di distanza oltre al cuore.

Un metro e mezzo di distanza è tantissimo: ciò significa che entrano in contatto con le onde elettromagnetiche del proprio cervello e con quelle del cuore e cervello di chi ci è vicino in un dato momento. Gli studiosi dell’Heart Math Institute, studiando i disegni di variabilità del battito cardiaco associato a certe emozioni (positive o negative), cominciarono a capire la forte correlazione tra pensieri, emozioni e battito cardiaco. Scoprirono, cioè, che quando proviamo emozioni quali rabbia, stress e tensione, la variabilità del battito cardiaco è irregolare. Viceversa, quando ci concentriamo su emozioni positive come apprezzamento, amore, calma, la variazione del battito cardiaco si regolarizza.

Tracciati del ritmo cardiaco in stato di rabbia e di apprezzamento (fonte Heartmath.org)
Fonte Heartmath.org

Se, in stati di coerenza cardiaca, le onde elettromagnetiche del cuore hanno una potenza di propagazione pari a un metro e mezzo di ampiezza, significa che un cuore “coerente” non influenza positivamente solo il cervello e gli altri organi dello stesso individuo, ma anche quelli di persone attorno.

Se, quindi, una persona a cui teniamo è accanto a noi e manifesta agitazione, noi possiamo, senza parlare, dare il nostro supporto. Basterà rilassarsi, respirare, attivare uno stato di rilassamento dentro di sé e restare vicini e in silenzio a quella persona: con accoglienza e benevolenza.

Se ti capita nei prossimi giorni, provaci: respira, rilassati, avvicinati, attiva la tua empatia come abbiamo visto, accogli e la coerenza delle onde elettromagnetiche del tuo cuore farà il resto. Ne beneficerai tu e anche le persone accanto a te, purché restino in un raggio di un metro e mezzo!

Questo spiega perché alcune persone che tengono in braccio i neonati “ci sanno fare” e altre meno, perché il neonato lo sente e viene influenzato dalla coerenza cardiaca di chi lo coccola. Si lascia cullare da chi è “coerente” e esprime disappunto a 100 Decibel (!) per chi si avvicina in stato di incoerenza per paura, stanchezza, imbarazzo.

Il campo elettromagnetico del cuore tra due persone (fonte Heartmath.org)
Fonte Heartmath.org

Il linguaggio del corpo

Per dimostrare interesse come ti poni? Ricordi? Abbiamo parlato di matching & mirroring in precedenza: quando due persone sono affiatate e all’unisono in una conversazione, è come se danzassero un valzer. Volteggiano nel chinare la testa, nel ridere, nell’andare un po’ indietro e un po’ avanti… Per non parlare di gesti delle mani e braccia, come uno specchio. Appunto. Questo modo di fare viene naturale quando ci troviamo in sintonia con una persona in una conversazione, sia perché apprezziamo la sua compagnia sia perché l’argomento ci interessa e ci appassiona entrambi.

Ma cosa accade e come usare il linguaggio del corpo per mostrare disapprovazione o disinteresse? Ti ho già raccontato di me e della vicina di casa che a volte si dilunga. Un linguaggio del corpo non coerente con le parole dimostra discordanza di intenti. Questa è una chiave di lettura da tenere sempre a mente nelle relazioni: sia da attuare a nostro vantaggio, per far arrivare messaggi inconsci senza essere (troppo) scortesi, sia per coglierli negli altri.

Tutti noi siamo in grado di cogliere impazienza in una persona che guarda l’orologio in continuazione, vero? Ecco, nei prossimi giorni, allenati a fare lo stesso osservando lo sguardo, irrigidimento o rilassamento dei muscoli del viso di una persona che conversa con te o con altri, le spalle, il respiro, se ha o manca salivazione nella sua bocca (e se non è per troppe sigarette fumate, forse è tesa in quel momento)… Osserva anche il bacino, aperto o di lato? Gambe e piedi: gambe rilassate o una che trema di tensione? Piedi paralleli verso l’interlocutore o uno che se ne va per la sua strada? Vicino? Troppo vicino oppure che man mano si distanzia mentre sta ancora parlando?

È super divertente cogliere i messaggi non verbali di chi parla con noi o osserviamo attorno a noi. Il loro corpo, i loro muscoli, respirazione, gesti e viso ci dicono molto oltre le parole che usano. Vogliono essere cortesi? Bene ma sono in imbarazzo? Cerchiamo di capire perché. Sembrano cortesi ma il loro corpo dice tutt’altro? Divertente, no?

Silenzi

I silenzi sono parte integrante delle conversazioni: hanno un loro peso e significato. Possono essere usati per scopi opposti: per dimostrare la nostra vicinanza empatica a una persona cara che ha solo bisogno di supporto e – all’opposto – possiamo sfruttarne l’impatto per dire a qualcuno (senza dirlo, eheh) che è ora di chiudere la conversazione, che non ci interessa rispondere, che vogliamo cambiare discorso.

I silenzi possono durare poco, tanto, pochissimo. Immagina una persona che ti pone la stessa impudente e invadente domanda a cui per mille volte hai già risposto. È ora di provare il silenzio: se la persona è qualcuno a cui vuoi bene anche se, in quel momento, invadente, potresti tacere e sorridere allo stesso tempo. Se quel qualcuno è invece solamente un tipo maleducato, il tuo silenzio potrebbe anche accompagnarsi a una girata sui tacchi e via!

Il silenzio brevissimo è per far capire all’altro che non vogliamo parlare (ancora e per l’ennesima volta di quell’argomento) e, quindi, tacciamo il tempo sufficiente per poi riprendere fiato e cambiare totalmente discorso su un terreno neutro.

Non aver paura dei silenzi, impara a osservarne i vari significati e a padroneggiarli: ti torneranno utili in più occasioni. C’è un’altra validissima ragione per usare i silenzi e che io ho più volte consigliato sui miei canali Social in vari video: mai giustificarsi. A volte ci sentiamo in dovere di giustificare sia i nostri errori sia i nostri meriti. Non giustificarti. Al CCA Practitioner di PNL e Coaching mi piacerà allenarci anche su questo punto, tra tutti: ritengo molto importante imparare ad evitare di giustificarci.

Non giustificarti. Se hai sbagliato, taci e rimedia. Se hai fatto qualcosa di buono, non sminuirti giustificando le tue azioni. Taci e ringrazia.

Tre situazioni da testare

Eccoci arrivati a tre situazioni tipo che capitano a tutti noi e per cui ti chiedo di scegliere gli strumenti relazionali appena visti più adatti secondo te: 1. Per la situazione, 2. Per il tuo stile, 3. Per il tuo intento.

Potresti essere per indole una persona più accogliente che spiritosa, non avere sempre la battuta pronta per stemperare i toni e quindi potresti dimostrare la tua vicinanza con silenzi empatici più che cercare di alleggerire i toni con una risatina… O forse è la situazione a richiederlo.

Potresti anche trovarti a voler dare conforto a una persona cara ma non averne il tempo e, quindi, voler dimostrare la tua disponibilità a stargli accanto e – al contempo – trovare il modo migliore per dire che al momento non riesci.

Infine, potresti trovarti costretta/o a mantenere le distanze con qualcuno di sgradevole, è importante saper dimostrare con verbale e non verbale che non gradisci proseguire la conversazione: come? Sicuramente, come abbiamo visto, con un non verbale che urla di voler andare via. E poi, se con le parole non puoi essere esplicito/a, le tue parole brevi, i tuoi intercalari disinteressati e frettolosi, i silenzi appositamente imbarazzanti renderanno esplicita la tua voglia di tagliar corto.

Prima situazione: supportare. Una persona a te cara ha bisogno di te, ha subito un torto e tu puoi fare qualcosa per lei. Cosa puoi fare tra quanto visto prima? Scegli per ciò che è più nelle tue corde, evita solo di dare le tue soluzioni e rispetta sempre l’emozione con la quale “entrano” nella conversazione. Cioè, se arriva da te intristita o arrabbiata, tu inizia con l’accogliere e poi guida. Ricordi il “pace, pace, lead”?

_____________________

_____________________

_____________________

_____________________

Seconda situazione: sopportare. Un’altra persona a te cara (o la stessa di prima) questa volta è insistente su un certo punto che non condividi. Ti pungola allo sfinimento in quei cinque minuti di insistenza e non vuoi discutere o sembrare scortese: che fare? Evita di litigare, mantieni i toni rispettosi e cordiali. Cosa useresti di quanto visto?

_____________________

_____________________

_____________________

_____________________

Terza situazione: allontanare. Una persona a te non cara, indifferente o non gradita, insiste nel richiedere la tua attenzione (e il tuo tempo) cosa di quanto sopra vuoi usare per tagliare corto sul momento e, magari, far arrivare a quella persona il messaggio che a te, in generale, non garba intrattenerti con lei?

_____________________

_____________________

_____________________

_____________________

Torna all’indice