Appendice 2
Il bambino di 4 anni
Qui di seguito ti propongo un passaggio dal mio libro Genitori in progress che spiega l’esercizio per non negare un pensiero ma trasformarne la percezione emotiva!
Prendiamo ad esempio Beatrice che ha difficoltà ad addormentarsi. I suoi genitori hanno già appurato che non è perché sia fisicamente poco stanca o – al contrario – abbia superato la soglia della giusta stanchezza e quindi abbia difficoltà a lasciarsi andare nel mondo dei sogni. Lei non riesce bene ad addormentarsi da quando la maestra Caterina è arrivata ad insegnare matematica. Una materia in cui Beatrice prima andava bene, con Caterina ora è difficile. In quarta elementare la maestra crede di spronare riprendendo Bea sugli errori perché vuole che la bambina migliori la sua media in prossimità della fine del quadrimestre. Il problema è che la maestra non vede proprio l’effetto che fa sulla bambina: la intimorisce e la allontana dal successo.
Oltre ad aver perso la passione per la matematica e a studiarla, ora con paura e apprensione, Beatrice ha difficoltà ad addormentarsi quando sa che l’indomani ci sarà matematica e la maestra rischia di interrogare o di fare un compito in classe. Ecco che, oltre a ristrutturare la buona intenzione della maestra (fallita però nel risultato relazionale con Bea), mamma e papà possono aiutare la bambina ad “aprire” la paura e a cambiarla… al di là della matematica, del compito o della maestra Caterina.
Ecco come procedere con Beatrice. In un momento di calma emotiva, quando Beatrice è tranquilla e non è entrata in un suo loop ansioso di preoccupazioni e paure (bada bene che questa premessa di neutralità emotiva giace alla base di un buon esito per l’esercizio, persa la neutralità emotiva, si perde l’efficacia dell’esercizio) 1. Immaginiamo di essere noi i genitori di Bea e chiediamole se ha paura per l’ora di matematica che verrà e, se come immaginiamo, Beatrice lo conferma, procediamo con le domande sul colore, la consistenza, la posizione nel corpo, la diffusione nel resto del corpo e un’eventuale metafora. Così:
- «Ma senti un po’, questa paura, se dovessi descrivermela o se potessi disegnarla, di che colore sarebbe?»
- «Ah, ok. E sapresti dirmi dove questo colore lo senti di più nel corpo? E si muove? Ma com’è per te: duro, pesante, scorre liquido o è leggero? Com’è?» Lascia tempo alla bambina per individuare le sue risposte.
- «E per farmi capire ancora meglio, avresti in mente un oggetto o qualcosa che potrebbe essere come quella paura di cui mi parlavi?»
- «Ok, ho capito, grazie. E adesso che me la racconti un po’ la senti dentro, vero?» Tu ti aspetti che ti dica che la sente abbastanza ed è quello che vuoi. Ciò ci dimostra che il sistema nervoso di una persona può prendere per vera un’emozione che la sua mente sta deliberatamente creando.
- «E se ora immaginiamo di portare quella cosa, di quel colore, di quella consistenza, che si muoveva in quel modo, fuori? Tipo qui, a questa distanza? (E con la mano segnerai fuori da lei, tipo a un metro di distanza) Ti dà ancora fastidio come prima o è cambiato qualcosa?» Noi ci aspettiamo che Beatrice la percepisca meno e che abbia meno paura. Ma non è finita perché – come insegna Bandler – non puoi aspettarti di togliere qualcosa e che si risolva tutto.
- «Benone, quasi non la senti più dici, bene. E, dimmi, ti piacerebbe immaginare di distruggerla? O mandarla via lontano e farla sparire?» «E come vorresti fare?» Di solito, i bambini, più che gli adolescenti, se ne escono con delle strategie così geniali tanto quanto fantasiose per distruggere il limite emotivo (disintegrarla, spararla con un razzo super mega, cancellarla, dissolverla, polverizzarla, vaporizzarla, aspirarla con l’aspirapolvere di mamma, ecc.).
- Fatto questo, è tempo di inserire qualcosa di nuovo e bello. «Wow, che divertente! E adesso che non c’è più quella cosa, quale colore ti piace e ti piacerebbe mettere adesso in quella parte del tuo corpicino?» «Mmmm, bello, e com’è? Dai descrivimelo. E come si muove? Come ti senti con questo bel colore dentro che si diverte a girare? E, dimmi, ha un profumo per caso?»
- «Mamma mia, come sei brava a giocare a questo gioco delle emozioni colorate. Ora prova a pensare a questa emozione colorata, al suo colore, a come ti fa sentire bene, immagina di sentirla bene dentro di te, che ti fa stare bene. Con questa bella emozione dentro, come ti sentirai domani a scuola sapendo che puoi avere questo colore con te ogni momento che vuoi? Anche con matematica? Un colore che ti fa stare bene da dentro e che ti dà forza?»
Ecco. L’esercizio di cui ti ho appena riportato un possibile esempio ha lo scopo di “aprire” l’emozione per capirla con colori, forme e movimenti. Poi l’abbiamo fatta uscire, allontanata, sostituita con altri colori, forme e “movimenti risorsa”. E, infine, abbiamo associato l’idea di questa nuova risorsa alla situazione problematica. Non è necessario dare un nome a questa emozione/risorsa. L’importante è che faccia sentire al sistema nervoso di tuo figlio una differenza emotiva, in positivo.
Cosa ci aspettiamo con questa nuova risorsa “diversamente colorata”? Ci aspettiamo che Beatrice non provi più la paura di prima, che si eserciti più volte e “a freddo” a sostituire quel colore con quest’altro, che si alleni a farlo giocando con te ogni tanto e che a scuola si senta più rilassata durante la lezione della maestra Caterina.