Essere Coach

Capitolo 25

Esercizi di coaching e problematiche associate

8 min

Una delle maggiori difficoltà agli inizi di una carriera nella professione dell’aiuto alla persona è quella che risponde alla domanda:

«Come faccio a sapere quale esercizio è meglio proporre a quella persona per quella determinata situazione?»

La scelta dell’esercizio non dipende direttamente dalla problematica apportata dal cliente, dipende anche da dove lo vuoi portare tu. La scelta dell’esercizio da avere in mente mentre guidi il tuo coachee fuori dal problema terrà quindi conto dei seguenti elementi:

  1. della persona che hai davanti e dalle sue esperienze pregresse
  2. dalle aspettative che ha, cioè se si aspetta una guida più conscia o più inconscia, anche in base a chi tu sei: coach, psicologo, guida olistica, naturopata o consulente?
  3. dalla problematica che porta con sé
  4. da DOVE tu vuoi portarlo/a
  5. dal tuo stile di coaching e dagli esercizi di coaching che tu trovi più affini a te
  6. e di conseguenza, dal tipo di coaching che proponi: sport o life? Healing o executive?
  7. anche dal luogo in cui vi incontrate: dal vivo in un luogo pubblico o privato, online e la persona ha famigliari o colleghi attorno (!)?

Dove lo vuoi portare?

Semplifichiamo: si tratta di scelte che si prendono da sole nel momento in cui tu scegli chi sei, come operi, dove e verso quali problematiche ti rivolgi. Resta da vedere, per ogni coachee, DOVE lo vuoi portare.

Vuoi portarlo ad ampliare la sua visione nel tempo? Puoi pensare alle linee del tempo, nel passato per accettazione e integrazione di momenti difficili, o verso il futuro per programmazione e percorso di crescita.

Vuoi portarlo a considerare se l’obiettivo che ti propone di raggiungere sia “ecologico” nella sua vita? La ruota della vita può essere utile, tra situazione attuale, situazione desiderata, armonia tra gli “spicchi” e domande utili per come arrivare da SA a SD in modo rispettoso del resto della vita (vedi l’Appendice 1).

Vuoi portarlo a considerare gli obiettivi anche a livello inconscio? Il dialogo tra le parti che hai già incontrato a inizio libro è un esercizio malleabile da usare per conflitti interni, ampliamento dell’empatia e del proprio punto di vista.

Vuoi aiutare il tuo coachee a migliorare le relazioni sul lavoro in famiglia? Sicuramente le posizioni percettive sono da allenare, anche i role play che mi piacciono tanto, poi l’ascolto attivo delle persone e il porre domande senza giudizio… Utile anche il considerare le persone attorno al coachee distinte dai loro comportamenti e – in questi stessi – individuare gli intenti benevoli dai modi maldestri o scorretti che usano per abitudine o basso QE.

Vuoi aiutarlo a vedere già ciò che ancora no riesce a vedere o sentire? Esiste l’esercizio molto gettonato del “come se”, il modeling di sé stessi in altri ambiti o il modeling di persone conosciute e che si distinguono per ciò che fanno, come pensano, come lo fanno e che possono essere emulate.

Vuoi aiutarlo a essere più tollerante? Sicuramente puoi invitarlo a rispettare sempre le emozioni altrui, almeno nel loro intento, così anche con la propria parte emotiva. E la rabbia si stempererà immediatamente. Una signora quest’anno, dopo aver provato questo esercizio con la propria parte emotiva che provava molta rabbia per delle ingiustizie subite, mi ha poi scritto che «prima ero arrabbiata come un puma… e poi il puma si è trasformato in una gattina!» Divertente, no? Anche le metafore e le analogie sono utili da cavalcare, soprattutto se apportate dal cliente.

La distrazione

Anche la distrazione dei pensieri è utile, per spezzare meccanismi automatici e distrarre la propria mente abitudinaria o quella altrui. Immagina la coachee che subisce il ruolo della spugna dei problemi in ufficio, vuole uscirne ma non sa come fare. La distrazione di chi si avvicina alla sua scrivania per “svuotare il sacco” potrebbe essere un escamotage iniziale per spezzare l’automatismo. Nulla poi le vieta di dire apertamente che questo ruolo affibbiato non le piace e invitare i colleghi a smettere. Distrarre gli altri è un modo utile e non invasivo per far capire agli altri che non vogliamo aprirci con loro su certi argomenti. La distrazione in neurologia è scoperta da Adam Aron dell’università della California (2016).

Il nucleo subtalamico che controlla sia i movimenti sia i pensieri se distratto si blocca, per dedicare la sua attenzione all’elemento distraente. Aron la spiega immaginando un uomo preistorico che sta andando a caccia. Questi cammina sereno nella savana e pensa a quanto sarà bello mangiare la sua preda oggi a pranzo. A un certo punto sente un rumore di fogliame poco distante. Si blocca, fisicamente, ma blocca anche i suoi pensieri sul bel pranzetto. Tutto il suo essere è concentrato sull’analizzare il suono e scoprire se è un pericolo, una preda nascosta o nulla d’importante. Ai genitori questo fenomeno è noto come “doorwayeffect”, per cui se il bimbo piange in cucina, è possibile che se lo portiamo in stanza e lo distraiamo smetta di piangere… almeno per un po’.

Altri esercizi…

E poi ci sono vari esercizi che coinvolgono le àncore, tra sliding anchor o collapsing ànchor, àncore spaziali, auditive o visive, lo swish o il cerchio dell’eccellenza.

Ci sono le dritte linguistiche:

  1. Il parlare al passato,
  2. Il sostituire quei “devo” con i «Allora tu vuoi?»,
  3. Parlare vago per ciò che il coachee non vuole più provare o fare,
  4. Parlare in positivo per suggerire alla mente abitudinaria cosa voler fare o provare,
  5. Eliminare dalle frasi tutto ciò che il coachee non vuole più fare, pensare o provare e terminare la frase con quei sani e terapeutici «… e basta.»,
  6. Ci sono gli opposti positivi che trasformano i “timidi” in “riservati”, i “rigidi” in “determinati e i “pappamolle” in “accondiscendenti” …

C’è il reframing, la ristrutturazione: cioè il riproporre un pensiero con una “cornice” diversa, uscire dalla propria mappa del territorio e percepire la realtà in altri modi. Come si fa? Con domande guida che non sono più solo esplorative (nella fase O, per esempio) ma qui sono già domande della fase della Modificazione.

E non dimentichiamoci dei classici esercizi sulle convinzioni consce e inconsce e la loro provenienza. E quelli sui valori e le regole a monte per soddisfarli. O il viaggio dell’eroe di cui abbiamo parlato per dare un senso alla propria storia e integrare fallimenti e dolore con la propria identità nel rispetto dei propri valori e missione di vita.

E ancora: ci sono esercizi che coinvolgono le submodalità e tutte le visualizzazioni che possono essere costruite sfruttando le caratteristiche nella percezione del coachee. A me piace molto lavorare con questo tipo di visualizzazione nel costruire nuove abitudini. Mi piace poi molto l’esercizio del Bambino di 4 anni che è la mia versione dello Spin it di Richard Bandler. L’ho usato talmente tante volte nei corsi, con le mie figlie (eheh) e con i coachee in sessioni private che man mano è diventato l’esercizio “del Bambino di 4 anni” (te lo racconto nell’Appendice 2).

Più esercizi e più esercizi insieme

Possiamo trovare il lato positivo o utile di una situazione, di un comportamento, di un atteggiamento… Possiamo proporre al cliente di spostarsi sulla linea del tempo o nello spazio e nella mente di altre persone coinvolte e trovare vantaggi… E qui il refraiming si confonde con altre tecniche, come per esempio il role play o le posizioni percettive, il modeling e il come se...

Di esercizi nel coaching ce ne sono tanti e spesso si incorporano gli uni negli altri, grazie al sapiente uso che il coach professionista ne fa.

Insomma, nel coaching non c’è solo la ristrutturazione, le domande guida aperte o le visualizzazioni di rilassamento! C’è MOLTO, ma molto di più! Al CCA italia amalgamiamo tutto talmente bene che poi ne esce lo smoothie del tuo stile.

Sta a te scegliere un corso di coaching che pensi a presentare esercizi e a insegnare come adattarli al cliente, all'obiettivo, alla situazione, al momento di crescita.

Visualizzazioni conversazionali

Esistono anche le visualizzazioni conversazionali. Sì, quelle che proponi ad occhi aperti, mentre “chiacchieri” e il coachee (o di solito, cliente) non se ne accorge neanche!

I consulenti e professionisti in altri ambiti che partecipano ai nostri corsi approfittano a pieno di questo escamotage: non possono certo chiedere ai propri clienti di chiudere gli occhi per visualizzare soluzioni ma possono “chiacchierare”.

A parte rari casi, non ci si aspetta di chiudere gli occhi e farsi condurre in una visualizzazione guidata da un consulente. I miei clienti se lo aspettano quando mi incontrano perché io non ne faccio certo un segreto, anzi ne faccio un elemento che mi distingue. Le visualizzazioni ad occhi chiusi possono essere parte di un incontro dal counselor, dalla psicologa, ma forse non sempre dal naturopata o dal consulente d’immagine. Eppure… Eppure le visualizzazioni sono uno strumento fondamentale per aiutare la mente inconscia a sentire (e quindi capire bene) cosa la parte cosciente vuole ottenere, per poi scegliere. E allora cosa si fa? Un consulente deve rinunciare a sfruttare tutte le potenzialità delle visualizzazioni? Certo che no. Le propone “conversazionali”.

Tutti i tipi di visualizzazione che io uso e che potrei presentarti per cambiare abitudini, ampliare la mappa del territorio, educare la parte emotiva del coachee possono essere fatte ANCHE ad occhi aperti, come se fosse una chiacchierata. Con domande utili che guidano il flusso di pensiero del cliente.

Tutti gli strumenti di coaching elencati in questo capitolo (àncore, time line, visualizzazioni che ampliano le posizioni percettive…) possono essere presentati come se si “chiacchierasse”.

L’esperienza fa il resto

Infatti, alcuni esperti coach dicono che il coaching è – appunto – una chiacchierata strutturata. Il coach ha sempre in mente DOVE vuole andare: 1. Sicuramente all’inizio vuole uscire da SA e poi 2. Affinando le domande e conoscendo le mappe, risorse e strategie del coachee andare verso quegli SD che ritiene essere più giusti a quello specifico coachee.

«Sì, ma Debora, e se non capisco quali sono gli stati desiderati, le soluzioni più giuste per quel cliente, cosa faccio?»

L’esperienza ti aiuterà a rendere la tua guida fluida, naturale, come fare due chiacchiere… magiche!

Al CCAItalia dedichiamo molto spazio e tempo alle esercitazioni strutturate: prima proponiamo ai nostri studenti colleghi di allenare il frame OMI, poi di allenare certi strumenti a loro cari e da loro scelti NEL frame e poi di lasciarsi guidare dal coachee che apporta le sue problematiche.

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