Capitolo 22
Come faccio a sapere se pongo le domande giuste?
Se non sai come porre domande al coachee, questi frame, tra cui la piramide di Dilts, i 6 pilastri di Branden fanno parte della guida che nella tua mente illumina la via alle domande utili da porre al cliente.
Non esistono domande giuste o sbagliate, esistono domande utili o non utili in quel momento.
«Ma, Debora, come faccio a sapere se le domande che pongo sono veramente utili al cliente?»
Ecco una risposta confortante: non siamo lettori della mente e non possiamo anticipare le plurime strategie di successo che il cliente adotterà (dove “successo” è inteso come funzionale al suo benessere), possiamo – e dobbiamo – sempre proporre domande che:
- trasportino il/la coachee fuori dallo stato emotivo attuale
- gli/le facciamo esaminare diversi stati desiderati, sotto forma di domande che propongono l’esplorazione di ambienti diversi, convinzioni, modelli di comportamenti, atteggiamento, azioni e reazioni a situazioni.
Per questo, se le domande che poniamo sono sempre rivolte VERSO più SD, non saranno mai sbagliate. Se tengono conto della possibilità, della desiderabilità, del controllo da parte del cliente, e del suo equilibrio interiore in OGNI fase, anche nella formulazione della domanda, questa non sarà mai sbagliata.
Domande sbagliate… nel linguaggio
Mi spiego,
- se vogliamo portare il cliente fuori da SA ma chiediamo, al negativo: «Come puoi non sentirti più sbagliato in quella situazione?» non abbiamo tenuto conto dell’equilibrio emotivo, di VAK e coerenza interna. Non abbiamo colto l’opportunità di mostrare in positivo al coachee cosa sentire e provare di diverso.
- se continuiamo a riformulare al presente ciò che il cliente vuole lasciare al passato perdiamo l’opportunità di proiettarlo fuori, nel futuro: «Quindi, mi stai dicendo che, quando avevi certi pensieri, quelle frasi nella mente e vedevi certe immagini mentali, tu facevi quella cosa?»
- se continuiamo a nominare quel fatto, emozione “negativa” o abitudine, che il cliente vuole abbandonare, nelle nostre domande o ristrutturazioni continueremo a proporgliele mentalmente e NON agevoleremo l’abbandono di certe sinapsi: «Come fai la prossima volta a non abbuffarti quando sei stressato?», «Cosa vuoi fare per non urlare ai figli la prossima volta che litigano in casa?», «Quanta soddisfazione proverai quando non ti abbufferai/fumerai/urlerai più per un mese in quelle precise occasioni in cui ti sentivi scoppiare?» Aiuto! Help!
Ai corsi di Coaching e PNL del CCA rivediamo, ma soprattutto applichiamo nel concreto (allenando la fluidità nell’assistenza al coachee) queste regole base di comunicazione efficace e intelligenza linguistica in coaching. Qui ti riporto velocemente le regole base a cui faccio riferimento: parlare al passato di ciò che non si vuole portare avanti; parlare in positivo e specifico per ciò che si vuole rinforzare (anche a livello sinaptico quindi!); essere vaghi su ciò che non si vuole replicare e proiettare nella mente del cliente; usare i “vuoi” e non i “devo” e aiutare il cliente a fare lo stesso; chiudere la frasi prima di finire con ciò che non vogliamo più, quindi sfruttare la locuzione “e basta”; ristrutturare trasformando le nominalizzazioni in verbi (es. vita in vivere) o gli aggettivi negativi in meno impattanti (odiare in non condividere o arrabbiato in stizzito alla Anthony Robbins). Semmai lavoreremo insieme, ci alleneremo di continuo con queste indicazioni, in ogni esercitazione e simulazione, tra noi e con i coachee.